L’origine DEL BRODO

Lo sentiamo per una trentina di secondi, poi si affievolisce lentamente, due chilometri dopo il nostro passaggio. Superato il punto iniziale di quiete – il casello che unisce due tangenziali – l’asfalto diventa autostrada a quattro corsie. Attraverso la luce sospesa che comprime, allestita a venti metri d’altezza, viriamo lo sguardo di pochi gradi, oltre la parte sinistra del parabrezza, alla congiunzione del finestrino, per guardare l’origine. Ma prima del mutamento visivo, è l’olfatto, che sente. Capita a qualsiasi tipo di veicolo. Il camion austriaco guidato da un frontaliero slovacco; l’ambulanza milanese governata da un volontario che ha perso il lavoro sei mesi fa; il furgone giallo marchiato dal logo, condotto da un padroncino peruviano alla ventesima consegna giornaliera; il furgoncino bianco di due elettricisti cocainomani in conflitto tra loro; la berlina di un quadro aziendale deluso per non essere stato scelto tra i possibili nuovi dirigenti; l’utilitaria guidata da Yvania, una donna di quarantadue anni.

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